Lo so che le parole sono importanti, e che il cambiamento di alcuni modi di dire può stimolare importanti cambiamenti nel costume. Pensate solo a quando sulla carta di identità alcune persone avevano scritto “figlio di n.n.” Sembra incredibile no? Sembra quasi impossibile che la burocrazia fosse così insensibile e cafona. Ma può essere la burocrazia cafona? Sì, succede quando i valori dell’individuo vengono posti all’ultimo posto per privilegiare la mancanza di fantasia e la pigrizia. Io però ho sempre pensato che, dovendo scegliere, è meglio pensare prima ai contenuti che alla forma. Faccio un esempio. Se uno, come è giusto e naturale, tratta un nigeriano come un essere umano e lo chiama negro e se un altro lo chiama “nero” ma lo tratta male, io non ho dubbi su chi preferire. Molte persone si mettono il cuore in pace scegliendo parole corrette tipo “diversamente abili” e “non vedenti”. E poi parcheggiano sui marciapiedi rendendo impossibile la vita ai ciechi oppure protestano per la presenza di bambini down nella classe dei loro splendidi bambini. Ecco perché sono sempre diffidente quando si parla di linguaggio. Genitore 1, genitore 2, altro genitore? Tutto per non scrivere “padre” e “madre” sui documenti rischiando di offendere le coppie gay. Giusto, giustissimo. Ma poi riconoscere i diritti reali dei gay? Il diritto a sposarsi? Il diritto all’eredità? Il diritto ad adottare figli? Il diritto ad assistersi in caso di malattia? Se questa è una tappa del percorso, ci sto. Ma ho tanti dubbi.

[csf ::: 12:01] [Commenti]
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Ma dove erano tutti questi fotografi quando non c’erano i telefonini? E che fine fanno tutte queste fotografie brutte, mosse, sfocate, sgranate? Mai nella storia della comunicazione sono state fatte tante foto. E questo avviene proprio nel momento in cui la fotografia è in crisi, le agenzie chiudono, i fotografi sono a spasso. Una vecchietta cade sul marciapiede? Decine di cellulari compaiono per immortalare l’avvenimento. Solo dopo qualcuno aiuta la vecchietta. Adesso c’è anche la foto col tablet. Distinti signori girano le città realizzando foto con grosse, ingombranti e scomode tavolette che fanno assumere l’aria un po’ da deficiente. Siamo diventati tutti fotografi senza passare per la macchina fotografica. Per chi ha scoperto la fotografia in anni in cui era indipensabile l’uso della pellicola è una sofferenza vedere la quantità di scatti, la superficialità dei contenuti, l’inesistenza di uno straccio di studio preventivo dell’inquadratura e dei soggetto. Non sono un vecchietto nostalgico. E’ proprio che mi da fastidio la superficialità, la mancanza del minimo impegno. Quando vedo qualcuno che impugna una classica Nikon o magari una Leica col suo “clac clac” vorrei abbracciarlo. A me i cellulari stanno bene, ma vorrei che servissero a telefonare. Invece sono orologio, navigatore, bussola, registratore, radio, televisore, album di fotografie, avversario a burraco, juke-box, giornale, libro, casella postale. Quanto mi piacerebbe fare una telefonata con una Canon!

[csf ::: 09:48] [Commenti]
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Il mese scorso sono stato a Barga, un paese molto bello, sereno, benestante e culturalmente attento. La settimana scorsa sono stato in Val di Comino. Anche lì ho notato intelligenza, voglia di fare, ed una sorta di agio. Mi sono chiesto perché ed ho scoperto che in entrambi in casi hanno fatto della loro povertà la molla per la loro ricchezza. Emigrati in Scozia e in Irlanda avevano lavorato come schiavi, gelatai e fish and chips, erano diventati ricchi ed erano tornati in Italia investendo le loro ricchezze nei loro paesi. Forse c’è un po’ di agiografia, ma mica tanta. Ho pensato a a loro quando ho letto che uno dei nuovi senatori a vita nominati da Napolitano, il grande maestro Claudio Abbado, era stato accusato di essere un evasore che aveva portato la sua residenza a Montecarlo e poi era stato beccato dal fisco col quale aveva concordato. Tutte balle. Né evasore, né residente a Montecarlo, né concordato. Si è difeso bene il maestro: “Non sono mai stato residente a Montecarlo. Per periodi della mia vita sono stato residente a Londra e a Lucerna”. Buffo no? Napolitano nomina senatori a vita personaggi che “hanno illustrato la Patria per altissimi meriti”. Perfetto. Ma perché gente straricca, strafamosa, straintelligente, con la vita strafacile e strafortunata, dopo essere stata nominata a 35 anni direttore della Scala va ad illustrare la Patria a Lucerna? Che cosa gli abbiamo fatto noi italiani che non vuole essere dei nostri? Un problema fiscale? No, non voglio crederci.

[csf ::: 11:56] [Commenti]
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