Ma quest’uomo è svedese? Sua mamma Yurka è croata. Suo papà Sefik è bosniaco. Ma Zlatan Ibrahimovic è nato a Malmoe. Forse è vissuto troppo in Italia dove è stato ricoperto di oro per la sua indubbia capacità calcictica. Venti anni in Svezia non sono bastati a fissargli nel carattere la passione dei diritti civili, il rispetto per il mondo femminile, il rifiuto della discriminazione. Per questo quando litiga con qualcuno non riesce a tenere a freno i luoghi comuni del sessismo più banale che gli partono dal cuore e gli sgorgano dalla bocca senza passare per il cervello. Due domeniche fa se l’è presa con l’inviata di Sky Vera Spadini colpevole di avergli rivolto una innocua domanda giudicata dalla svedese Zlatan troppo impertinente. E come ha reagito? Secondo la Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera, le ha rivolto una frase così sciocca che sembra presa dall’armamentario maschilista dell’altro secolo: “Vai a casa a cucinare”.
Non è la prima volta. In Internet potete ancora ascoltare che cosa disse ad una giornalista spagnola, Laura Lago, che gli aveva mostrato una foto in cui era stato ritratto in atteggiamento un po’ troppo affettuoso con il compagno di squadra Piqué. “Vieni a casa mia e ti faccio vedere che non sono frocio”. Non contento ha aggiunto: “E porta anche tua sorella”. Il mondo del calcio è una repubblica a parte. Ai calciatori viene concesso tutto. Ibrahimovic ha detto una cosa orrenda, frutto di secoli di maleducazione. Per i giornalisti sportivi è “un ragazzaccio”.

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