Tanto tempo fa venne fuori la notizia, falsa, che Al Pacino era omosessuale. Si scoprì subito che era una bufala. Qualcuno l’aveva letta su Internet e l’aveva diffusa, dandola per buona. L’ho letta su Internet. Come una volta si diceva: l’hanno detto in televisione. Solo che in televisione si dicono, generalmente, cose che hanno subito almeno uno straccio di filtro. Mentre su Internet, anche allora, girava di tutto. Internet è come un bar. Ognuno dice con sicurezza la sua. La certezza e la credibilità è un optional. Adesso che con i blog, con facebook e con twitter sono diventati tutti giornalisti, la situazione è degenerata. Prima di scoprire che la notizia della tigre scappata dalla zoo a Londra durante gli scontri era una scemata sono passate ore. Il meccanismo virale della rete è inarrestabile e ci vuole una forte notizia di senso contrario per arrestarlo. Così è successo anche per l’ischemia di Di Pietro, partita dall’Unione Sarda e piombata come una valanga su twitter. In questo caso è stato facile, con la smentita di Di Pietro, dare un colpo di freno al virus comunicativo. A Taranto settimane fa è successo di peggio. La notizia che la squadra di calcio locale, grazie ad un ricorso, era stata ammessa in serie B, twittata e retwittata, ha fatto impazzire la città, caroselli, strombazzi, urla, bagni nelle fontane per tutta la notte. La mattina, quando anche twitter rinsavisce, l’amara sorpresa. Morale: ricordate, twitter e facebook sono come un bar dove, ovviamente, si fanno chiacchiere da bar.

[csf ::: 10:17] [Commenti]
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