Cara ministro Cancellieri, premesso che la ritengo una persona per bene, efficiente, efficace, insomma un buon ministro, mi faccia però dire che l’incidente nel quale è incappata non si può risolvere con un semplice avviso al mondo che lei si sente innocente e che ha compiuto un’azione umanitaria. Il problema non è se lei è buona. Il problema non è nemmeno se è stata lei a favorire l’uscita dal carcere della signora Ligresti. Diciamo che sono in molti ad essere convinti che il suo intervento sia stato decisivo. Ma la verità non la sapremo mai e a me riesce anche difficile capire se un ministro debba essere un rigido esecutore di leggi anche spietate. Il problema è quella telefonata del 17 luglio. Quel giorno tre membri della famiglia Ligresti, accusati di brutti reati, vengono arrestati. E uno scappa. Che cosa fa il ministro della giustizia? Si ricordi: nessuno in questo momento sta soffrendo di salute, nessuno dimagrisce a vista d’occhio. C’è solo un arresto conseguente ad un’accusa. Il ministro telefona a casa Ligresti e si mette a disposizione. Dice:“qualsiasi cosa io possa fare conta su di me”? Qualsiasi cosa? E poi si meraviglia che qualcuno possa pensare che qualsiasi cosa lei l’abbia fatta? Ministro, lo ha detto lei: non ce l’ordina il medico di fare il ministro. Diciamo però che lei ha avuto sfortuna. Non fosse stata intercettata la sua telefonata, non sarebbe successo niente. Ma è stata intercettata. E non ce l’ordina il medico di fare il ministro. Un ministro sfortunato è meglio che ne prenda atto.  

[csf ::: 19:53] [Commenti]
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