Pettegolume di provincia, schifezze, dicerie da bar. Luciano Caveri, ex presidente della Valle d’Aosta, è al centro di un incredibile tourbillon di pettegolezzi che lo vorrebbero addirittura omosessuale. Pettegolume di provincia, lo ha definito lui stesso. Il quale ci tiene alla sua appartenenza di genere. “Dico questo facendo salvo il rispetto che porto a chi sente di essere diverso”, spiega. E certo. I gay sono diversi ma sono gente per bene, i gay sono intelligenti e sensibili, io ho molti amici fra i gay. Caveri non ha detto questi luoghi comuni tipici degli omofobi ma c’è andato vicino. Ha detto però, ad Antonello Caporale della Repubblica, che le dicerie da bar fanno male. Sono delle compagnie cattive e fanno perdere voti. E poi…E poi “di lei si sa che apprezza le donne”, gli sussurra Caporale tendendogli una trappola visibile come il Monte Bianco in un giorno di aria tersa. E Caveri, il piccione: “E diciamolo. Sono un gran figaiolo”. La Repubblica, con grande stile, non titola “Sono un gran figaiolo”. Titola elegantemente “Sono un tombeur de femmes”. Ma se non è ciccia…Caveri dice che essere sospettato di essere gay è una schifezza. Essere un figaiolo invece è qualcosa di cui vantarsi in quegli stessi bar dove si sprecano i pettegolumi di provincia. Caveri non è gay, è figaiolo. Era presidente della Regione. Era sottosegretario del governo D’Alema. E figaiolo.

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