Tanti anni fa un giovane scapestrato insieme ad una sua fidanzata altrettanto scapestrata è protagonista di una tremenda avventura. Affitta un catamarano, uccide la proprietaria a colpi di machete e scappa insieme alla ragazza, ad un amico albino e ad un cane pastore tedesco nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere la Polinesia. Viene chiamato “il delitto del catamarano”. La polizia li insegue di porto in porto, fino in Tunisia dove i tre più il cane mollano il catamarano e scappano a cavallo. Finisce con una condanna esemplare, ergastolo. Diciannove anni dopo l’uomo, chiuso nel carcere di Opera, chiede ed ottiene un permesso premio. Il giorno stesso scappa, Lo riacchiappano ad Utrecht un mese dopo. Fin qui tutto normale. E’ giusto, se il carcere come rieducazione ha un senso, che anche i condannati all’ergastolo possano godere di permessi premio se per venti anni si sono comportati bene. Nel 1914, chiuso nel carcere di Porto Azzurro, sull’isola d’Elba, chiede un nuovo permesso premio. Gli viene concesso. E il giorno dopo è già uccel di bosco. Lo catturano due anni dopo, circa un mese fa, a Sintra, in Portogallo, trenta chilometri da Lisbona. Va tutto bene, il carcere non deve essere un’ossessione dei manettari ed io sosterrò per sempre che è meglio un sospetto colpevole libero piuttosto che un sospetto innocente in prigione. Ma ha un senso dare un permesso premio ad un sicuro colpevole che ha già dimostrato che per lui i permessi premi servono solo per evadere?

[csf ::: 09:04] [Commenti]
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