Dimmi tu se doveva pure capitare che Roman Polanski violentasse una ragazza di tredici anni! Direte voi: ma è successo più di trenta anni fa. Vabbé, allora? L’episodio mi era sfuggito oppure me lo sono scordato. Roman Polanski aveva 44 anni allora. Fece 42 giorni di carcere e poi patteggiò col pm una pena risibile (si impegnò a seguire una terapia antiviolenza). Ma la cosa non finì lì. Non ho capito se ci fosse un’altra accusa pendente, oppure se il tribunale non fosse d’accordo col pm. Fatto sta che Polanski, per non sapere né leggere né scrivere – come direbbe mia nonna – rifugiò all’estero inseguito da un mandato d’arresto internazionale. Fin qui tutto normale. Cioè: uno violenta, gli altri lo arrestano. E magari capita che lo arrestino dopo 32 anni. Ma ecco che scatta il meccanismo lobbistico. Luca Barbareschi: “Per lui era una grossa ferita, un errore che pagava sulla sua pelle”. Adrien Brody: “Non merita assolutamente quello che gli sta succedendo”. Marina Zenovich: “Prosegue il processo mediatico”. Monica Bellucci, Ettore Scola, Marco Bellocchio, Giuseppe Tornatore: loro si dichiarano esterrefatti e firmano una petizione per la sua liberazione. Perfino il ministro per la Cultura francese, Frederic Mitterrand, parla di un fatto assolutamente spaventoso per una storia vecchia che non ha davvero senso.
E lui? “L’unica cosa che voglio è lasciarmi alle spalle questa storia. Se ho sbagliato, credo di aver pagato”. Uno stupro contro 42 giorni di carcere? Ha pagato: ma accidenti che razza di sconto.

[csf ::: 08:03] [Commenti]
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