Ecco, ci mancava pure questo. Leggere il proprio diario in pubblico. Mettersi davanti ad un microfono e cominciare a raccontare, leggendo giorno dopo giorno, i propri pensieri più intimi. Il diario è di per sé quanto di più segreto possa esistere. E’ diario se puoi leggerlo solo tu e nessun altro. Io avevo un diario col lucchetto e la chiave. Ci scrivevo puttanate ma l’importante era sapere che nessuno le avrebbe mai lette e che avrei potuto scriverci qualsiasi cosa. Nel proprio diario si può scrivere di avere ammazzato qualcuno. Il diario è una cosa talmente segreta che lo sport nazionale di tutte le mamme è quello di trovare la chiavetta e leggere quello che la propria figlia non le dirà mai (generalmente vuole semplicemente sapere che cosa fa quando resta sola col suo ragazzo). Per questo quando ho letto la notizia di questa nuova moda di leggere i propri diari in pubblico ho reagito con un moto di stizza. Se io scrivo un diario per leggerlo in pubblico quello non è un diario. E’ una confessione. Ma poi ho scoperto che il diario è giovanile e la sua lettura è in età matura. Allora è diverso. In questo caso non si tratta di qualcosa che si scrive facendo finta che non debba leggerla nessuno e poi la si sparge ai quattro venti. In questo caso è puro esibizionismo ed autocompiacimento. E niente a che fare con la psicoanalisi. E’ solo tradire la propria innocenza, darla in pasto ad un pubblico di guardoni, in cambio di quattro applausi. Non mi fiderei mai di uno che legge il proprio diario in pubblico.

[csf ::: 07:07] [Commenti]
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