Mi capita sempre più spesso di rimanere turbato sfogliando i quotidiani italiani. Ma non perché sono o sconclusionati. E’ vero sono brutti e sconclusionati. Contengono articoli ai quali con corrispondono i titoli. Non si può avere tutto. E il direttore ha tutto il diritto di imporre la sua opinione se il giornalista ne ha espressa un altra. Contengono cronache che non obbediscono a nessuna delle cinque “W” (who, what, why, where, when, non necessariamente in quest’ordine). Ma la vita che è incasinata e i giornalisti hanno tutto il diritto di fare i poeti, dimenticare i fatti e dilungarsi in opinioni. Capita anche che un articolo venga pubblicato a pagina 5 e ripetuto a pagina 10 oppure che il lunedi vengano pubblicati i programmi tv di domenica. Ma non sono questi i motivi per i quali rimango turbato. Il motivo principale è che mi accorgo che la parte redazionale segue un percorso del tutto indipendente dalla parte pubblicitaria. “Bene”, direte voi ed avete ragione. La pubblicità non deve influenzare i contenuti. Ma quando accanto ad una pagina dedicata alle cronache di un’alluvione c’è un paginone che esalta la bellezza di una vacanza alle Maldive? E se c’è la storia di un drammatico stupro di gruppo come la mettiamo con la paginona raffigurante una giovane conturbante con un provocante bikini? Inevitabile, direte voi. E avete ragione. E’ veramente difficile mettere d’accordo il triste racconto della realtà di tutti i giorni con il luccicante mondo dei consumi che ci vogliono far sognare.

[csf ::: 16:36] [Commenti]
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