Oggi vota soltanto il 50 per cento degli italiani. Non per pigrizia. Per consapevolezza che la misura è colma. Perché la politica chiede sacrifici ma non è disposta a farne. Perché i politici continuano a comportarsi secondo i dettami della doppia morale. Perché metà della popolazione è convinta che è tutto inutile se i lazzaroni continuano a fare i lazzaroni del tutto indifferenti ai rischi che corrono, tant’è vero che continuano a raccontarsi le loro prodezze al telefono. E l’altra metà se ne frega e continua a votare gente che ruba, che truffa, che falsa bilanci, che corrompe, che evade. Oggi l’avviso di garanza garantisce soprattutto la visibilità e il successo alle elezioni. E così siamo arrivati al punto che se si votasse oggi, al ballottaggio finale arriverebbe un partito che si dice di sinistra ma è di destra ed un partito che si dice né di destra né di sinistra. E’ la definitiva morte della politica. Ma…Ma lo scenario che abbiamo davanti è singolare ed in fondo intrigante. Renzi, leader del primo partito, contro (facciamo un nome, il migliore) Luigi Di Maio, leader dei grillini. Renzi si presenta col suo 40 per cento e Di Maio col suo 20 per cento. Voi direte: bene, al ballottaggio, trionfo del partito democratico…Ma no, amici miei, solo un enorme successo degli astensionisti garantirebbe il successo di Renzi. Ma l’Italia non renziana è fortemente antirenziana. Ed in chiave antirenziana moltissimi italiani voterebbero Di Maio. E Di Maio diventerebbe il presidente del Consiglio. Vi rendete conto?

[csf ::: 09:54] [Commenti]
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Elezioni presidenziali: ricorderò il cagnetto Briciola, mascotte dei carabinieri. Lo ricorderò perché naturalmente se ne fregava del cerimoniale. Ricorderò Crozza con quella sua incredibile imitazione di Mattarella fatta praticamente in diretta. La battuta più bella ? “Lasciatemi rivolgere un pensiero a colui che grazie al mio insediamento può finalmente abbandonare il suo gravoso compito e concedersi un meritato riposo: Enrico Mentana”. Poi ricorderò la Flaminia Cabriolet-Landaulet 335 del 1961. Sembrava la cosa più vecchia visibile in quei giorni e invece era la più giovane. Ricorderò la voce sensuale di Laura Boldrini che come un mantra ripeteva: “Bianca, bianca, bianca, Feltri Vittorio, Imposimato punto effe”. E, perché negarlo?, ricorderò tutti quei momenti di grande emozione ogni volta che Laura diceva: Claudio Sabelli Fioretti e si sentivano salire urla di meraviglia dalle scale del palazzo di radio Due di via Asiago 10. Non scorderò mai naturalmente Laura Boldrini che diceva: “Sabelli Fioretti, no, Sabelli Fioratti, qui c’è scritto Fioratti”. Ricorderò la grande e riccioluta chioma rosso fuoco (l’unica cosa vagamente comunista che c’era in Parlamento) di Valeria Fedeli che in quel momento era la seconda carica dello Stato. Ricorderò l’articolo scritto da Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano. Era il primo giorno da direttore e Marco scrisse una colonna di elogi al discorso di Sergio Mattarella. Il primo articolo da quando è nato in cui parlava bene di qualcuno. Un miracolo. Chissà che Mattarella, di miracoli, non ne faccia anche altri.

[csf ::: 08:55] [Commenti]
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