Nessuno è colpevole fino al terzo grado di giudizio. Una frase stupida quando riguarda un uomo politico. Bisognerebbe dire: nessuno deve andare in galera fino al terzo grado di giudizio. Ma io una idea posso farmela anche prima del terzo grado di giudizio. Se un politico confessa di avere preso una mazzetta (ce ne è uno che fa il segretario di partito), devo aspettare il terzo grado di giudizio per pretendere che si dimetta? Ma non solo: se il comportamento di un politico non è reato ma è comunque moralmente riprovevole io posso aspettarmi che rinunci alle poltrone che occupa? Fare il politico non è un diritto, è un dovere. Se D’Alema ha venduto 2 mila bottiglie del suo vino e 500 copie del suo libro ad una cooperativa coinvolta in uno scandalo, non per questo deve essere condannato e andare in galera, ma certo una gran bella figura non ce la fa. Se il ministro Lupi segnala il figlio ad una persona con la quale ha rapporti istituzionali, certo mi aspetto spiegazioni molto ma molto esaurienti dal ministro Lupi. Il comportamento di un politico deve essere “specchiato” e per lui non valgono i tribunali che valgono per tutti noi. Ne servono altri molto più severi. Un giudice che io stimo molto mi disse un giorno: “Io affido sempre la mia bambina al vicino di casa perché la accompagni a scuola. Un giorno il vicino di casa viene accusato di essere un pedofilo. E’ vero che non dovrà essere considerato colpevole fino al terzo grado di giudizio. Ma nel frattempo mi scusate se non gli affido più la mia bambina perché la accompagni a scuola?”

[csf ::: 06:52] [Commenti]
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Leggo l’agghiacciante frase di Massimo D’Alema sull’Unità: “Siamo l’unico Paese al mondo in cui leggendo su un giornale di proprietà della famiglia del premier la trascrizione illegittima della intercettazione telefonica di un leader dell’opposizione, anziché scattare su e denunciare lo scandalo, l’attentato alla democrazia, si discute del contenuto della telefonata”. Il presidente, come al solito, se la piglia con i giornalisti. Se un giornale pubblica la registrazione di una telefonata, il problema non è che cosa si dicono i due telefonisti – che ci frega – ma il fatto che la pubblicazione è illegittima. Sembra di ascoltare Berlusconi e Previti. Se la strada è quella del collegio difensivo di Forza Italia-Publitalia-Fininvest io già intravedo la prossima mossa di D’Alema: si tratta di un complotto dei giudici comunisti.

[csf ::: 08:44] [Commenti]
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