Sulla storia di Rosa Capuozzo io non ho difficoltà a dire che non ci ho capito niente. Io ho una anima elementare. Ho bisogno dei buoni e dei cattivi. La Capuozzo mi ha messo in crisi. Lei si è comportata bene o male? Doveva denunciare il ricattatore? Ha fatto bene a non dimettersi? I grillini hanno dato il meglio o il peggio? Sapevano? Non sapevano? Hanno esagerato a chiedere le dimissioni della loro sindaca pur sostenendo che non era colpevole? E i renziani? Proprio loro, così impelagati in cose molto peggio tipo Mafia Capitale, che si mettono a fare i moralizzatori? Proprio Renzi che nonostante le pressanti richieste, non tira fuori né uno scontrino né un Rolex! E che dire del fatto che adesso Renzi si è messo a ricattare gli italiani? O votate il referendum oppure do le dimissioni dalla politica. Oh Matteo! Attento, queste cose si dicono per scherzare ma poi gli italiani ci prendono gusto e ti votano contro anche solo per vedere come va a finire. E poi, l’intento è buono, ma alle dimissioni non ci crede più nessuno. I Watussi stanno ancora aspettando l’arrivo di Veltroni in Africa. E pensa ai Pooh che non hanno mai cantato tanto da quando hanno smesso. Però…però…magari Renzi mantiene le promesse. A forza di annunciare le dimissioni ci si può anche abituare all’idea. E tornare indietro potrebbe essere difficile. Voi direte: tanto si sa che il referendum passa. Calma, io non ci giurerei. In Italia i renziani sono tantissimi. Ma gli antirenziani sono di più. Qui lo dico e qui lo nego: al referendum vinceranno i no.

[csf ::: 18:26] [Commenti]
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Io credo che il primo compito di un politico sia quello di fare. E il secondo sia quello di dimostrare che ha fatto, che sta facendo e che farà. Vederlo mentre ozia, mentre si diverte, mentre gioca, mentre si occupa di scemate non è un gran belvedere. Intendiamoci, siamo a rischio di populismo. Il politico è un uomo come un altro, con le sue manie e con i suoi desideri. Ad essere troppi severi si arriva alla follia di Mussolini che lasciava sempre la luce accesa nel suo ufficio di piazza Venezia in maniera che il popolo potesse pensare: “Il Duce lavora anche di notte”. Però ci sono delle esagerazioni, dei momenti in cui pensi: “Ma perché non si occupano di cose serie e soprattutto, perché non dimostrano un po’ di obbiettività?” Sto parlando della mini rissa verbale e materiale fra i due campioni motociclisti l’italiano Valentino Rossi e lo spagnolo Marc Marquez. E’ finita con Marquez per terra e con Rossi punito. E con mezzo mondo a dire chi ha ragione e chi ha torto. E fin qui tutto normale. Quello che non è normale è che il presidente del consiglio italiano Matteo Renzi, in visita ufficiale in Perù, trovi il tempo da Lima di telefonare a Valentino – come ha scritto in un lancio l’Ansa – per manifestargli il proprio sostegno. E che il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, trovi il tempo per scrivere in un tuitter: “Nuestro apoyo a Marquez”. L’apoyo di Rajoy dovrebbe essere al popolo spagnolo, e le telefonate di Renzi agli esodati. Due premier non debbono comportarsi come degli ultras.

[csf ::: 09:29] [Commenti]
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Capita molto spesso che le persone che sono alla guida del nostro Paese, dichiarino che certe cose non le possono dire, oppure fanno finta di dirle ma poi non le dicono, oppure sostengono che ci sono delle cose che non debbono essere diffuse. Non sto parlando del segreto di Stato. Non sto parlando di delicati questioni internazionali. E nemmeno di problemi diplomatici o militari. Mi riferisco a quando di fronte a domande del tutto banali le risposte dei politici sono reticenti, ambigue, imprecise. Il loro atteggiamento è quello di chi ha responsabilità talmente alte che non può parlare con chiunque di cose che lui sa perché occupa una posizione di particolare importanza. Ci sono dei livelli di conoscenza cui possono attingere solo coloro che sono stati eletti e non i comuni cittadini. Volete un esempio lampante? Il patto del Nazareno. Un giorno il leader del Pd e il leader di Forza Italia si sono incontrati, hanno deciso di fare un percorso comune e lo hanno messo nero su bianco come ha raccontato lo stesso Matteo Renzi a Claudio Tito di Repubblica il 4 agosto. Cioè: esiste un foglio di carta in cui Renzi e Berlusconi hanno scritto un accordo, un contratto, un patto e tutte le volte che qualcuno chiede loro di mostrarlo cominciano a tergiversare e a menare il can per l’aia. Loro non vogliono rendersi conto che siamo noi che li abbiamo votati, siamo noi che li paghiamo e che quindi è a noi che loro, che sono al nostro servizio, debbono rendere conto delle loro azioni. Lo faranno mai? Mettetevi il cuore in pace. No.

[csf ::: 08:45] [Commenti]
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Ricordate i berlusconiani con maglietta d’ordinanza a strisce rosse e blu a bordo del Barbarossa di Cesare Previti? Quanto furono presi in giro! Tutti vestiti uguali come scolaretti, tutti sorridenti. Clic. E ricordate la foto delle Bermuda, con Berlusconi che trascinava i suoi uomini a fare del jogging dopo averli fatti vestire tutti uguali, in bianco? Ridicoli. La sinistra intera rise, e ride ancora, di quell’aria di servilismo che emanava dalla foto. E molti si chiedevano, e si chiedono, perché mai si facciano queste foto. Tutti abbiamo il nostro momento di “stupidera” ma non è proprio il caso di andarne orgogliosi. E così ho pensato a loro, ai berlusconiani obbedienti e “in riga”, quando ho visto Renzi e gli amici di Renzi, i leader socialisti europei, tutti belli allineati, tutti vestiti uguali, pantaloni scuri e camicia bianca con maniche arrotolate e colletto aperto. Nessuno li ha presi in giro. Queste cose sono ridicole solo se le fa la destra. Se le fa la sinistra scattano i commenti storici (Ah, i gentlemen inglesi! Ah, Frank Sinatra!). Oppure i commenti sociologici (più Beatles che Rolling Stones) e perfino quelli di moda (camicia non botton down). Qualcuno ha fatto anche notare la comodità di questa divisa. Cinque minuti prima sei formal, poi ti levi cravatta e giacca, e sei casual. Ma non fatevi prendere dalla dietrologia. Niente di organizzato. Matteo Renzi si era presentato alla Festa dell’Unità di Bologna con camicia celeste. Ma quando ha visto gli altri in bianco non ha saputo resistere. Ed è corso a cambiarsi.

[csf ::: 17:05] [Commenti]
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Vorrei parlare qui, oggi, dell’uso delle parole. Meglio: dell’improvvido uso delle parole, del loro uso banale e insensato. Siccome le parole con costano, molti le usano senza pensarci, senza preoccuparsi del fatto che le parole hanno un senso e non si deve fare a meno di tenerne conto. Le parole di cui si fa spesso uso scriteriato solo le parole alla moda. Se una parola è alla moda si pensa che usandola si è più “fichi” come dicono i “gggiovani”. Si pensa anche che usandola si faccia una più bella figura e si è più facilmente compresi. Ricordo una volta che il papa (Giovanni Paolo II) uscì sul sagrato di San Pietro è intonò una canzone. Non ricordo che canzone fosse. Ma l’importante è che il papa cantò. In quei tempi furoreggiava il karaoke. Tutti quanti sapete che cosa è il karaoke. Sapete che karaoke non è sinonimo di canzone. Karaoke è cantare una canzone su una base preregistrata leggendo le parole su uno schermo. Ma i giornali titolarono: “il Papa fa il karaoke”. L’altro giorno è caduto nello stesso giochino il nostro amato premier, Matteo Renzi. Voi sapete che cosa è un selfie, vero? E’ farsi una fotografia con un telefonino, con un tablet, spesso insieme ad amici, allungando la mano e puntando l’obbiettivo verso se stessi. “Se l’Europa facesse un selfie, ha detto Matteo, verrebbe fuori il volto della noia”. Matteo non ha resistito alla tentazione di apparire moderno e giovanile. Poi, sotto la doccia, ha fatto un karaoke.

[csf ::: 12:06] [Commenti]
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