La voglia di costruire muri che impediscano alla gente di passare da una parte all’altra del mondo è sempre stata fortissima. Quindi non ci meravigliamo che la gente li invochi. Semmai ci meravigliamo quando questi muri vengono abbattuti. Io abito vicino ad una frazione che si chiama “Dazio”. Come tutti i dazii era luogo di controlli, di pagamenti, di soprusi. Una volta, tanto tempo fa, era tutto un susseguirsi di dazii, anche all’interno di singole nazioni. Il mondo era parcellizzato. Poi cambiamento di rotta: Usa, Urss e infine Europa. Ma oggi più si va avanti verso l’Europa unita più torna a parlare di confini, frontiere, divieti. Non era questo sicuramente il pensiero dei padri fondatori dell’Europa Unita a partire da quel trattato di Roma del 1950 che diede il via all’idea degli Stati Uniti di Europa. Da quel giorno cominciarono a perdere importanza le frontiere e i passaporti. Ricordo il grande momento quando sono passato da una nazione all’altra con la sola carta di identità per non parlare di quando sono passato da una nazione all’altra senza nemmeno essere fermato. Ma adesso sembrano tornati i vecchi tempi. Si parla solo di controlli, di bloccare le frontiere, di respingere la gente. L’emergenza dei profughi afro-asiatici insieme all’egoismo degli europei, fa ritornare indietro l’Europa di decine di anni. Il sogno europeo crolla. Direte: anche gli Stati Uniti di America respingono i clandestini. Sì, è vero, ma ai confini degli Usa, non tra il Nebraska e il Colorado.

[csf ::: 17:11] [Commenti]
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