E improvvisamente comparvero gli incapienti. Il 99 per cento degli italiani ignorano chi siano gli incapienti. E probabilmente gli stessi incapienti ignorano di essere incapienti. Ma sui giornali italiani si è cominciato a parlare di incapienti dando per scontato che debbono essere i lettori a fare lo sforzo di comprendere. Gli incapienti sono coloro che non pagano le tasse. Sono la versione buona degli evasori. Gli incapienti non pagano le tasse perché non debbono pagarle, perché guadagnano poco. Non pagano le tasse perché sono poveri. Ecco, gli incapienti sono i poveri. Gli incapienti sono diventati argomento di conversazione quando il governo dei tecnici, un governo che parla difficile, ha proposto la diminuzione dell’Irpef e l’aumento dell’Iva. A prima vista un’operazione equa. Tot Irpef di meno, toit Iva di piùà. Ma la prima vista spesso inganna. L’Iva è una tassa sui consumi. E, grosso modo, i consumi primari sono uguali per tutti. Non è che il ricco mangi più maccheroni dei poveri. L’Irpef è una tassa sui redditi. E i redditi non sono uguali per tutti. Diminuire una tassa che i poveri non pagano e aumentarne una che pagano vuol dire finanziare i ricchi con i soldi dei poveri. Cosa che questo governo fa ogni giorno che Dio manda in terra. Ma basta non chiamarli poveri. Basta chiamarli incapienti e nessuno se ne accorge. Dire “incapiente” è politicamente corretto. Come diversamente abile, come non vedente. Ecco, facciamo così, non chiamiamoli incapienti. Chiamiamoli diversamente capienti.

[csf ::: 18:27] [Commenti]
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