Caro governatore del Veneto Luca Zaia, leggo un suo pensiero: “i vigili debbono parlare col popolo e il popolo è fatto anche di anziani e gli anziani parlano dialetto”. Questa sua considerazione serve a giustificare la pensata di Alfredo Beghin, assessore leghista di Battaglia Terme, paese di 4 mila abitanti in provincia di Padova: aggiungere in un concorso per vigili urbani come elemento di preferenza (due punti su trenta) “la comprensione della parlata veneta”. Uno legge il bando del concorso e pensa: “Vabbé, la madre dei cretini è sempre incinta”. Ma poi arrivano i commenti, come quelli di Zaia, e dici: “No, bisogna affrontare l’argomento. Non si può lasciar passare tutto come se fosse un simpatico rincoglionimento etnico. Ti viene in mente che si tratti di una maniera, anche se lieve, di favorire i “locali” nei confronti degli “esterni”. Interviene il sindaco Daniele Donà e dice: “Eh no. Se c’è un senegale cittadino italiano che sa bene il dialetto veneto nessuno lo discrimina”. Grande soddisfazione nella comunità senegalese di Battaglia Terme. Sono in molti i senegalesi infatti che già bestemmiano in veneto. Ma affrontiamo seriamente il problema sollevato dal governatore Zaia, gli anziani. E’ in nome loro che Zaia vuole il vigile che parla veneto. Gli anziani, sostiene Zaia, non capiscono l’italiano. E sai come sono fatti gli anziani di Battaglia Terme. La multa la vogliono in dialetto.

[csf ::: 19:07] [Commenti]
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