Adesso lo sappiamo. Walter Veltroni è a disposizione. Lo ha detto ufficialmente e pubblicamente a Cortina d’Ampezzo. Nel 2011, quando scadrà il suo mandato di sindaco di Roma, non esclude un suo impegno alla guida del Paese. Noi siamo tutti felici, lo dico senza ironia. Roma è cambiata da quando Veltroni è il suo primo cittadino. In meglio. Molto. Io stesso avrei preferito lui alla guida della coalizione che ha affrontato e sconfitto Berlusconi. Con lui il centro-sinistra avrebbe vinto con più chiarezza e decisione. Ma sono un po’ turbato da alcune condizioni che Veltroni ha messo per candidarsi. Primo: elezione diretta del premier. Secondo: maggiori poteri al primo ministro. Perché? Perché non vuole passare il suo tempo a mediare. Ma la politica non è la scienza della mediazione? E soprattutto: di Berlusconi non ce n’è bastato uno?

[csf ::: 08:55] [Commenti]
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Regola elementare di deontologia professionale dice che un giornalista non deve parlare dei suoi casi personali. Ma io devo raccontarvi che ieri sono stato a comprare il pane e c’era una fila lunghissima. Ebbene, “ho aspettato pazientemente il mio turno, senza sollevare alcuna obiezione e senza pretendere un trattamento di favore”. Ho messo in luce “lo stile”, “la buona educazione”, “la signorilità” che da sempre contraddistinguono i miei comportamenti. “Come un semplice cittadino”, “armato di pazienza”, “senza tirare fuori i titoli, “senza sollevare alcuna obiezione all’attesa, “senza pretendere un differente trattamento rispetto agli altri” ho atteso di essere servito, scevro come sono da “prepotenze o favoritismi”. Mi chiedo come mai l’ufficio stampa di Renato Schifani si sia dimenticato di segnalare all’Italia che anche io comporto come il capogruppo di Forza Italia.

[csf ::: 18:48] [Commenti]
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Quelli che il calcio, da Moggi a De Santis, da Carraro a Della Valle, sono stati puniti in prima istanza e perdonati in appello. Va bene così. Non mi metterò a fare il forcaiolo. Lascio che il calcio si affossi da solo senza il mio contributo. Ma una cosa va detta. Il giorno dopo la sentenza uno dei giudici sportivi, Mario Serio, ha sentito il bisogno di giustificare l’atteggiamento sostanzialmente innocentista della Corte: “Abbiamo cercato di interpretare il sentimento collettivo della gente: la vittoria ai mondiali, le rivolte di piazza contro le condanne dure, i sindaci che appoggiano le squadre colpite, il dibattito bipartisan sul perdono, l’indulto in Parlamento”. Ah, è così che funziona? Ora ho capito, bastava dirlo: un trionfo internazionale, un amico sindaco, una lobby parlamentare e via ragazzi, si va a fare una bella rapina!

[csf ::: 18:47] [Commenti]
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