Se si leggono i giornali italiani sembra che la nazione sia sconvolta dal dramma di Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica, alcune delle telefonate del quale, quelle con l’indagato Nicola Mancino, sono state intercettate. Hanno scritto sull’argomento giuristi, politici, opinionisti, direttori. Tutti. E tutti sostenendo che si tratta di un fatto grave che ha sconvolto l’opinione pubblica. Ora, qui, io non voglio affrontare l’argomento anche perché, entrato in più bar, non ho notato conversazioni accalorate su detto problema. Diciamo con libertà di linguaggio che in Italia, di tutto ciò, non importa un tubo a nessuno. Ma il presidente dice che è una questione di principio, che non si tratta di contenuti ma di legalità, diciamo di principio. Ed ha sollevato conflitto di attribuzione attaccando i magistrati di Palermo. Ma allora io di questo voglio parlare. Questa cosa era già successa dopo il terremoto dell’Aquila. Le telefonate di Napolitano con Guido Bertolaso in cui il presidente della Repubblica si diceva preoccupato delle sorti delle vittime erano state intercettate nell’ambito delle indagini sulla cricca della Protezione Civile. Ma allora Napolitano non protestò. E nessun direttore, opinionista, politico, giurista intinse la penna nello sdegno per aver visto le telefonate del presidente della Repubblica intercettate (in questo uniformandosi all’opinione pubblica che anche allora si disinteressava totalmente del problema). Domanda: perché allora il silenzio condiscendente ed oggi la cagnara sdegnata?

[csf ::: 09:57] [Commenti]
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Tanto tempo fa venne fuori la notizia, falsa, che Al Pacino era omosessuale. Si scoprì subito che era una bufala. Qualcuno l’aveva letta su Internet e l’aveva diffusa, dandola per buona. L’ho letta su Internet. Come una volta si diceva: l’hanno detto in televisione. Solo che in televisione si dicono, generalmente, cose che hanno subito almeno uno straccio di filtro. Mentre su Internet, anche allora, girava di tutto. Internet è come un bar. Ognuno dice con sicurezza la sua. La certezza e la credibilità è un optional. Adesso che con i blog, con facebook e con twitter sono diventati tutti giornalisti, la situazione è degenerata. Prima di scoprire che la notizia della tigre scappata dalla zoo a Londra durante gli scontri era una scemata sono passate ore. Il meccanismo virale della rete è inarrestabile e ci vuole una forte notizia di senso contrario per arrestarlo. Così è successo anche per l’ischemia di Di Pietro, partita dall’Unione Sarda e piombata come una valanga su twitter. In questo caso è stato facile, con la smentita di Di Pietro, dare un colpo di freno al virus comunicativo. A Taranto settimane fa è successo di peggio. La notizia che la squadra di calcio locale, grazie ad un ricorso, era stata ammessa in serie B, twittata e retwittata, ha fatto impazzire la città, caroselli, strombazzi, urla, bagni nelle fontane per tutta la notte. La mattina, quando anche twitter rinsavisce, l’amara sorpresa. Morale: ricordate, twitter e facebook sono come un bar dove, ovviamente, si fanno chiacchiere da bar.

[csf ::: 10:17] [Commenti]
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Ormai sono passate un paio di settimane e spero veramente che nessuno ne parli più. Ma anche a me, come a Cesare Prandelli, sono rimasti un po’ di sassolini nelle scarpe e approfitto della disattenzione generale per togliermeli. Che cosa non mi è piaciuto dell’Iliaa partecipazione italiana agli europei? Il buonismo imperante. Diciamolo: gli italiani hanno giocato una partita eccezionale (contro la Germania), una buona (contro l’Inghilterra) e una decente (la prima contro la Spagna). Hanno vinto, rigori a parte, due partite su sei. Molto meglio hanno giocato i tedeschi. Molto molto meglio gli spagnoli. L’ultima, la finale, gli italiani l’hanno persa per una serie incredibile di errori dell’allenatore e dei giocatori. La squadra, tranne minime individualità, era mediocre. Eppure la stampa italiana e i politici l’hanno incensata. Titoli orrendamente buonisti ci hanno coperto di ridicolo. Il peggiore di tutti: “Grazie lo stesso”. Chi ha osato dichiarare che avrebbe tifato contro, come Travaglio, è stato coperto di contumelie neanche avesse disertato la battaglia di Caporetto. Un ragazzo psicolabile è diventato un eroe nazionale, un giocatore d’azzardo incallito è diventato un esempio da seguire. E non bastasse, alla fine dell’ultima partita, persa per quattro a zero, dico quattro a zero, gli undici gladiatori sono scoppiati in un isterico piagnisteo collettivo che nemmeno Elsa Fornero. Di fronte alle lacrime dei nostri eroi si è sciolta tutta la nostra patria calcistica. Grazie azzurri. Lo stesso.

[csf ::: 09:58] [Commenti]
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