La politica è il trionfo dell’ipocrisia. Quando un politico esprime un sentimento potete metterci la mano sul fuoco: mente. La politica è un luogo dove la verità non entra, si troverebbe in imbarazzo. Niente di male, basta saperlo. Ma quando qualcuno muore la politica diventa insopportabile. Ed esplode il cordoglio. Nei giorni scorsi è morto Gianroberto Casaleggio. Quasi tutti lo disprezzavano, moltissimi lo deridevano, alcuni lo insultavano. Lui aveva raccolto questi insulti in un libro, “Insultatemi”. Massimo Gramellini aveva scritto: “Uno che basta guardarlo in foto una volta per averne paura per sempre”. Gli avevano detto: ignorante, massone, leninista, mendicante, narcisista, stregone, cretino, qualunquista, paranoico. Le più belle cose gliele aveva dette Vincenzo De Luca, governatore della Campania: “Uno che, a 50 anni, si fa la permanente la mattina è capace di ogni delitto». Dopo la morte di Casaleggio De Luca ha detto: “Dolore e onore per una persona che ha realizzato un obiettivo che è di rilevanza straordinaria, mettendo in piedi un movimento che in qualche misura ha segnato la vicenda politica di questi anni in Italia”.
Tutti, oggi, dichiarano il loro cordoglio per la morte di Casaleggio. Il cordoglio più grosso lo ha sparato Matteo Renzi che fino al giorno prima aveva l’orticaria al solo sentire il nome di Casaleggio: “Vorrei esprimere il cordoglio mio e di tutto il governo e del Pd”. Ricordate: la parola chiave è “cordoglio”. Più grande è il “cordoglio” più enorme è il “chissenefrega”.

[csf ::: 08:59] [Commenti]
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Leggendo i giornali si ha l’idea di un mondo continuamente percorso da enormi reati. Una quantità incredibile di persone che si rifiutano di pagare le tasse. Multinazionali potentissime che fanno di tutto per ottenere privilegi in maniera fraudolenta. Politici che accettano grosse mazzette in cambio di grossi favori. Potenti prelati che ne combinano di tutti i colori. Sicuramente non è così, ma sembra proprio che le persone più sono potenti e ricche, più commettono reati. O forse il contrario: più reati commettono più diventano potenti e ricche. E’ facile pensare che non pagando tasse è più semplice diventare ricchi. E ottenendo privilegi non è così impossibile diventare potenti. Rimane che, leggendo i giornali, sembra quasi che esista un automatismo, una corrispondenza, fra ricchezza e reato. Non è sicuramente così. Ci saranno sicuramente persone ricche ed oneste. E probabilmente la loro onestà non fa notizia. Però…Però mi chiedo: se i giornali sono pieni di notizie che riguardano reati commessi da persone ricche e potenti, anche se molte di queste notizie alla fine si riveleranno infondate, possiamo ragionevolmente pensare che almeno percentualmente qualcosa di vero ci sia? Diciamo che su dieci notizie di ricchi e potenti che commettono reati almeno tre potrebbero essere vere? E allora, ecco dove voglio arrivare, perché le patrie galere sono piene di povera gente e nessuna cella ospita gente ricca e potente? I reati li commettono i ricchi e in galera ci vanno i poveri. In fondo è una bella divisione dei compiti.

[csf ::: 08:57] [Commenti]
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Una cantante famosa, un critico famoso e il conduttore di una famosa trasmissione radiofonica. La cantante famosa, invitata nella trasmissione radiofonica famosa, dice che i morti causati dall’Isis si equivalgono con quelli causati dai droni. Dice esattamente: «Loro ammazzano noi e noi ammazziamo loro…i nostri morti per i loro». Dice anche: “Questo è il risultato dell’andare in giro per il mondo a destituire presidenti, a metterci nelle condizioni di farci odiare». Opinione audace ma non nuova. Due giorni dopo, il critico famoso le dedica un editoriale molto cattivo sulla prima pagina di un quotidiano famoso. A questo punto la cantante famosa scrive sulla sua pagina Facebook. Attaccando. Attaccando chi? Il critico famoso? No, il conduttore della trasmissione radiofonica famosa. Lo accusa di avergli fatto domande sui fatti di Bruxelles mentre lei voleva parlare solo dei David di Donatello, di averla portata sul suo terreno, di averle fatto dire cose che non aveva intenzione di dire. Lo accusa perfino di non essere famoso tant’è che non lo conosce per niente. E poi riprende a parlare di terrorismo e di bombardamenti, ripetendo le stesse cose. Mi chiedo: perché la gente, anche quella di cui io sono un fan appassionato, pur essendo abituata a comunicare, dice le cose e poi le smentisce usando le stesse parole che vuole smentire? A proposito: la cantante famosa è Fiorella Mannoia, mia passione, il critico famoso è Aldo Grasso, mio collega su questo giornale, la trasmissione famosa è “Un giorno da pecora”. Il conduttore non famoso è Giorgio Lauro, mio amico. Una questione in famiglia.

[csf ::: 08:54] [Commenti]
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Spesso ho delle convinzioni certe che si tramutano in un batter d’occhio nelle certezze contrarie. Vi faccio un esempio su tutti: capita che persone che si sono comportate male, ma proprio tanto male, vengano invitate a parlare, a dire la loro. Problema: l’assassino può salire in cattedra e spiegare perché l’ha fatto? Un evasore totale può raccontare come si fa a scomparire agli occhi del fisco? Uno spacciatore di eroina può spiegare che non si sarebbe mai ridotto così se non avesse avuto una gioventù orrenda? Proprio in questi giorni ci sono state molte polemiche sull’invito rivolto dalla scuola di magistratura a due ex-terroristi , Adriana Faranda e Franco Bonisoli, perché partecipassero ad un corso di formazione per i giudici sulla giustizia riparativa. Di primo acchito viene in mente anche a me, come è venuto in mente a molti autorevoli magistrati e a molti parenti delle vittime, che non è molto opportuno far parlare gente che ha ucciso a sangue freddo, in nome di una folle utopia e di una ideologia spietata, gente innocente e spesso ignara. Ma poi penso che sapere è meglio che chiudere gli occhi, che tutti, anche i mostri più mostri, hanno qualcosa che vale la pena ascoltare, che il perdono è la trave portante di una religione che va per la maggiore in Italia, che guardare al futuro è più intelligente e più utile che incaponirsi a guardare solo al passato. E allora penso che io sarei andato volentieri ad ascoltare Faranda e Bonisoli. Ascoltare, non simpatizzare.

[csf ::: 08:53] [Commenti]
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Coprire le pudenda è sempre stato uno sport molto praticato. Vogliamo parlare della foglia di fico? Quante foglie di fico ho visto a copertura dei piselloni degli atleti di marmo di Carrara che circondano lo stadio di atletica del Foro Italico! Adesso la loro virilità è tornata a rifulgere ma per tanti anni abbiamo dovuto ricorrere all’immaginazione a causa di quei censori che avevano deciso che non potevamo essere turbati dalla loro visione. Qualcuno deve sempre decidere per noi. Coprendo, anzi iscatolando, alcuni nudi per non offendere la sensibilità del presidente della repubblica islamica dell’Iran, Hassan Rouhani, non abbiamo fatto altro che applicarci in una attività che ci piace tanto: censurare. Censurare senza paura di apparire ridicoli. Quando qualche telespettatore vuole dire la sua su un intervento sgradito in un talk show non fa che dire: ma perché date la parola a questi imbecilli? A me è capitato spesso in radio: basta dare spazio a questo, basta far parlare quello. La curiosità è l’ultima delle nostre caratteristiche. Vince il desiderio di epurazione. Pensate a quelli che non vogliono che si parli di sesso davanti ai bambini. Come se al giorno d’oggi i bambini aspettassero le nostre parole… Io mi immagino Rouhani che nei suoi giri romani ha visto dal finestrino della macchina decine di cartelloni pubblicitari di reggiseni, di slip, di tanga, di creme solari. Poi è arrivato al Musei Capitolini ed ha visto gli scatoloni. Secondo me li ha trovati molto eccitanti.

[csf ::: 18:30] [Commenti]
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Frocio! Finocchio! Scusatemi se sono costretto a esprimermi in questa maniera così poco educata. Ma la faccenda ormai la conoscono tutti. Si tratta di Sarri, allenatore del Napoli, che si è rivolto con quei due epiteti a Mancini, allenatore dell’Inter. Nel mentre Renzi litiga con Junker, l’Isis decapita, l’occidente bombarda, il movimento 5 stelle beve l’amaro calice a Quarto, non c’è che l’insulto gratuito di un allenatore un po’ arretrato di testa per trovare la scusa di parlare d’altro. Se ci si aggiunge l’ennesima sentenza della Cassazione che dice che non tutto è insulto quel che sembra insulto e l’inevitabile intervento di Vittorio Sgarbi che sull’argomento è un vero esperto ne abbiamo abbastanza per decidere che non è nemmeno il caso di parlarne. Però io qualcosa vorrei dirla. Perché mi ha sempre incuriosito l’aspetto soggettivo. Secondo me è insulto quello che vuole essere insulto. Non esiste quasi mai un valore oggettivo dell’insulto. Se un uomo dice “puttana” alla sua donna mentre sta facendo sesso, a nessuno verrà in mente che la sta insultando. Se dico “maleducato” al presidente Mattarella sicuramente è un insulto, ma se lo dico a un torturatore di via Tasso è un complimento Fra Sarri e Mancini, chi ha sbagliato di più è stato Mancini. E’ stato lui a dare peso al valore negativo che degli imbecilli danno ad una condizione umana. Sapete che cosa avrei fatto se fossi stato al posto di Mancini? Sarei andato incontro a Sarri, avrei preso la sua testa fra le mani e gli avrei smaccato un bel bacio sulla bocca.

[csf ::: 18:28] [Commenti]
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Sulla storia di Rosa Capuozzo io non ho difficoltà a dire che non ci ho capito niente. Io ho una anima elementare. Ho bisogno dei buoni e dei cattivi. La Capuozzo mi ha messo in crisi. Lei si è comportata bene o male? Doveva denunciare il ricattatore? Ha fatto bene a non dimettersi? I grillini hanno dato il meglio o il peggio? Sapevano? Non sapevano? Hanno esagerato a chiedere le dimissioni della loro sindaca pur sostenendo che non era colpevole? E i renziani? Proprio loro, così impelagati in cose molto peggio tipo Mafia Capitale, che si mettono a fare i moralizzatori? Proprio Renzi che nonostante le pressanti richieste, non tira fuori né uno scontrino né un Rolex! E che dire del fatto che adesso Renzi si è messo a ricattare gli italiani? O votate il referendum oppure do le dimissioni dalla politica. Oh Matteo! Attento, queste cose si dicono per scherzare ma poi gli italiani ci prendono gusto e ti votano contro anche solo per vedere come va a finire. E poi, l’intento è buono, ma alle dimissioni non ci crede più nessuno. I Watussi stanno ancora aspettando l’arrivo di Veltroni in Africa. E pensa ai Pooh che non hanno mai cantato tanto da quando hanno smesso. Però…però…magari Renzi mantiene le promesse. A forza di annunciare le dimissioni ci si può anche abituare all’idea. E tornare indietro potrebbe essere difficile. Voi direte: tanto si sa che il referendum passa. Calma, io non ci giurerei. In Italia i renziani sono tantissimi. Ma gli antirenziani sono di più. Qui lo dico e qui lo nego: al referendum vinceranno i no.

[csf ::: 18:26] [Commenti]
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Elsa Martinelli, intervistata da Malcom Pagani e Fabrizio Corallo per il Fatto Quotidiano, apre uno squarcio sulla sua giovinezza. Ricordiamo ai più giovani: Elsa era una splendida ragazza che iniziò facendo la fotomodella e finì sulla copertina di Life. Dalla copertina di Life al cinema il passo fu breve e veloce. Oggi ha 81 anni (scusi signora ma l’hanno scritto Malcom e Fabtrizio!) e ricorda la sua vita intensa e brillante tra attori, registi e produttori…Kirk Douglas, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Orson Welles, John Wayne, Robert Mitchum. Va bene, va tutto bene. Ma quello che mi ha colpito – dicevo – è lo squarcio sulla sua giovinezza. Ricorda Elsa con un bel po’ di rimpianto: “Eravamo un gruppo di amici, di fantastici morti di fame…Io, Edda Lancetti, Giancarla Mandelli, futura moglie di Francesco Rosi. Un manipolo di disgraziati, di casinisti, di gente che a dormire proprio non voleva andare”. E come passavano il tempo? Lo passavano così: ”Grandi scherzi telefonici”. Grandi scherzi telefonici. “Pronto, signora Cavoletti? Sono il suo vicino di casa. La mia casa è allagata. Chiami subito i pompieri, faccia presto”. E la signora Cavoletti? “La signora Cavoletti li chiamava davvero”. Ah che ridere! Ancora oggi ci sono persone che si divertono come matti. Lo scherzo telefonico, una delle attività più cretine che siano state inventate dall’uomo, è perfino diventato un format televisivo. Pazienza. Ma tu, Elsa, no, non dovevi. Per lo meno non dovevi vantarti.

[csf ::: 18:24] [Commenti]
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Avete presente le macchinette mangiasoldi? C’è gente che ci lascia lo stipendio tutti i mesi. 400 mila macchinette in tutta Italia. 800 mila italiani sono slot-dipendenti, praticamente dei tossici. 2 milioni di altri italiani sono a rischio. Il giro di affari è di 86 miliardi. Sono cifre che fornisce Libera, l’associazione di don Ciotti. Le slot machine rovinano la gente e chi ci guadagna è lo Stato. Tremendo già così. Ma adesso diventa anche peggio. Lo Stato premierà quei comuni che ne avranno di più nel loro territorio. Per farlo ha a disposizione 600 milioni di euro. Proprio così. Chi corrompe di più la gente viene premiato. Più ne corrompe più viene premiato. Però…i comuni dovranno impiegare queste cifre per sostenere le politiche di prevenzione, cura e riabilitazione dei soggetti affetti dalla sindrome del gioco d’azzardo patologico. C’è da non crederci. Io ti faccio subdolamente ammalare però poi ti pago le cure. Come le scritte sui pacchetti delle sigarette. “Il fumo nuoce alla salute”. Come le scritte dai tabaccai che ti spingono a buttare via i soldi nei “gratta e vinci” ma poi ti avvertono di “non esagerare”. Come ridare i punti della patente dopo due anni di “buona condotta”. Cioè: sei stato bravo due anni? Adesso ti consento di fare una conversione ad “U” ed sorpasso vietato. Come criticare i Paesi che causano violenze e guerre, e continuare a vendergli le armi per causare violenze e guerre. Come urlare contro i terroristi ma non smetterla di finanziarli comprando da loro il petrolio. Ipocrisia di Stato.

[csf ::: 18:21] [Commenti]
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Era uno degli ultimi giorni del novembre 1999. Salii al settimo piano del palazzo della Rai di viale Mazzini (quello pieno di amianto) per intervistare Pierluigi Celli, il direttore generale. Fu una bella intervista alla fine della quale Celli mi raccontò che era stato D’Alema, attraverso il suo braccio destro Claudio Velardi, a volerlo assolutamente in quel posto. Non mi sembrava una notizia particolarmente eccitante, lo sapevano tutti che le alte cariche della Rai spettavano, erano sempre spettate, al primo ministro. Ma il giorno dell’uscita in edicola di Sette, il magazine del Corriere della Sera, successe l’ira di dio. Sbucarono da ogni dove mille mammolette, scandalizzate, che alzarono un bel polverone tanto che lo stesso Celli mi fece telefonare chiedendomi di smentire e dire che mi ero sbagliato, cosa che naturalmente non feci. Era veramente una polemica senza senso. Invece che spingere verso una sana e radicale riforma della Rai si preferiva la contesa e la battaglia tutte le volte che succedeva quello che non poteva che succedere e cioè che la politica, padrona della Rai, sceglieva gli alti dirigenti della Rai. Da allora sono passati 16 anni. Di riforme sostanziali non ne sono state fatte, in compenso è stato riformato il comune sentire. Giorni fa il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto ha raccontato al Corriere della Sera che il 5 agosto Matteo Renzi gli ha telefonato per offrirgli la direzione della Rai. E se dio vuole non è successo nulla. Non fioriscono più le mammolette.

[csf ::: 18:18] [Commenti]
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